Il Paesaggio archeologico dell’Asia Occidentale Antica

Studio e analisi dei sistemi di indagine remote sensing, morfologia e topografia

Andrea Titolo

Università di Torino

Introduzione ai GIS - QGIS

Introduzione ai GIS - QGIS


Concluderemo il progetto iniziato in precedenza, vedendo come tematizzare i nostri dati. In un nuovo progetto utilizzeremo dati raster e dati vettoriali dell’area di Carchemish (Siria/Turchia), che scaricheremo dal portale Earth Explorer della United States Geological Survey (USGS), dal Dipartimento di Linguistica dell’Università di Uppsala e da Natural Earth.

  • La simbologia e la tematizzazione dei layer in QGIS
  • Introduzione ai dati raster
  • Breve introduzione al telerilevamento
  • Creazione di un nuovo progetto in QGIS
  • Download di dati raster da portali online
  • Caricare i dati raster in QGIS


Nel frattempo, aprire QGIS!

Link alle slides:

Una volta caricate dal link, le slide dovrebbero seguire la presentazione in automatico

I dati (geo)spaziali

Tipologie di dati spaziali

Dato spaziale = Ogni dato relativo a, o che contiene informazioni riguardo un oggetto fisico che possiede una dimensione, forma e posizione specifica sulla superficie terrestre, e che è rappresentato attraverso un sistema di coordinate geografiche.

Vettori

Raster

È importante conoscere i tipi di dati e le geometrie, i loro vantaggi e svantaggi, per digitalizzare correttamente gli elementi all’interno del GIS.

Raster

  • Gridded data: l’immagine è composta da una sottostante struttura di celle disposte a griglia (pixels), ognuno dei quali possiede un valore numerico.
  • Ogni cella possiede informazioni riguardo ciò che deve essere visualizzato in quella specifica cella.
  • Migliori per rappresentare dati continui.I dati continui non hanno limiti definiti, ogni punto sull’immagine contiene un valore.
  • Immagazzinati in formati differenti, tra i più comuni ad es. jpg, png, per GIS il GeoTIF (.tif/tiff)

Raster

In Archeologia

Dati raster possono essere:

  • Dati relativi all’elevazione
  • Dati su piovosità o temperatura
  • Immagini satellitari, foto aeree o da drone

Raster

  • Utilizzati nelle applicazioni GIS quando si vogliono visualizzare delle informazioni che sono continue lungo un area e che non sono facilmente divisibili in oggetti vettoriali
  • Alcune caratteristiche del paesaggio sono molto più difficili da rappresentare usando dati vettoriali
  • Ad es. una distesa erbosa ha molte variazioni di colore e densità di copertura, come si potrebbe rappresentare se volessimo usare i vettori?
  • Un singolo poligono per area erbosa?
  • Si perdono informazioni (ogni valore attribuito ad una geometria vettoriale si applica a tutto l’oggetto) → inadatto a superfici non omogenee
  • Un poligono per ogni piccola variazione di colore?
  • Richiederebbe una quantità di tempo enorme

Raster

  • Utilizzare i dati raster è una soluzione a questo problema.
  • Utilizzati per evidenziare superfici o mappe tematiche
  • A volte utilizzati semplicemente come sfondo (mappa di base)
    • Utile per aumentare il significato degli elementi vettoriali
  • Avere una mappa di base aiuta non solo nell’interpretazione e comprensione dei dati vettoriali, ma anche:
    • Nell’orientamento generale
    • Nella comprensione del contesto
    • È molto più facile notare variazioni nel paesaggio su un’immagine satellitare
    • Nella georeferenziazione

Raster

  • La georeferenziazione è il processo per definire dove si posiziona un’immagine raster sulla superficie terrestre
  • Quando un GIS apre un’immagine raster utilizza le informazioni di posizione per posizionare l’immagine nella sua posizione corretta sulla mappa. 
  • Solitamente queste informazioni consistono in:
  • Coordinate per il pixel in alto a sinistra (o per i pixel agli angoli)
  • La dimensione di ogni pixel nella direzione X e Y
  • Eventuale rotazione dell’immagine
  • Queste informazioni sono spesso immagazzinate in un file che accompagna il raster principale

Fonti di dati raster

  • Foto drone/aeree/satellite
    • Foto poi caricate su un computer e georeferite
  • Immagini satellitari
    • Immagini inviate sulla terra tramite onde radio a stazioni specializzate
  • Dati raster sono anche mappe storiche, mappe topografiche, ecc.
  • Il processo di acquisizione di immagini e foto da aereo/drone/satellite si definisce telerilevamento (o remote sensing)
  • Dati raster possono anche essere creati tramite interpolazione di dati diversi (ad esempio stazioni metereologiche, ma in archeologia anche rilevazioni topografiche per creare curve di livello e poi un DEM)
  • I dati raster sono caratterizzati da tre elementi (risoluzioni): spaziale, temporale, spettrale

Come scegliere cosa usare?

  • Avere un’idea di cosa si vuole fare (Avere una mappa di base? Una mappa storica? Evidenziare particolari elementi del territorio? Monitorare? Eseguire analisi più specifiche?)
  • Quindi considerare:
    • Sensore attivo vs passivo
    • Risoluzione spettrale
    • Risoluzione spaziale
    • Risoluzione temporale
    • Estensione
    • Proiezione/ Sistema di riferimento
    • Dimensione fisica del file da scaricare

Tipologie di sensori

  • Sensori attivi
    • Emettono la loro fonte di radiazione elettromagnetica (luce o illuminazione), inviano un impulso elettromagnetico e misurano la radiazione di ritorno

Sensori attivi

  • Un esempio: i satelliti con sensori radar
    • Recentemente, i lidar
    • Molto utile in tutte le condizioni atmosferiche, perché penetrano nuvole ed altri ostacoli atmosferici
    • Richiede più lavorazione, software appositi ed esperienza necessaria
    • Difficilmente leggibili ad occhi inesperti

Tipologie di sensori

  • Sensori passivi
    • Misurano la radiazione solare emessa dal sole e riflessa dalla superficie terrestre

Sensori passivi

  • Un esempio: immagini multispettrali
    • Gratuite (Landsat e Sentinel-2) vs compagnie commerciali
    • Molto più comune
    • Dipendente dalle condizioni atmosferiche
    • Richiede meno esperienza per la lavorazione in GIS
    • Offrono immagini facilmente leggibili

La risoluzione spaziale

  • Ogni layer raster è composto da pixel di dimensione fissa che ne determinano la c.d. risoluzione spaziale.
  • La risoluzione spaziale indica sostanzialmente a quanta area corrisponde un pixel sul terreno, ovvero, quanti metri/chilometri è grande un pixel.
  • Tutti gli oggetti che sono più piccoli della risoluzione spaziale dell’immagine saranno difficili da riconoscere sull’immagine stessa
  • Determinata da diversi fattori:
  • Nei dati derivati da interpolazione, dipende dalla densità dei dati utilizzati
  • Nei dati da satellite, dipende dalle capacità del sensore

La risoluzione spaziale

  • Ad es. I satelliti SPOT hanno una risoluzione spaziale di 10m, ovvero ogni immagine sarà composta da pixel di 10x10m.
  • I satelliti Landsat hanno una risoluzione di 30m, quelli Sentinel-2 di 10m
  • Altri satelliti, come i MODIS (per monitoraggio paesaggio globale e regionale) hanno risoluzione spaziale di 500x500m
  • Immagini aeree o da drone spesso hanno una risoluzione inferiore ad 1m.
  • Generalmente, sotto i 5m si parla di alta risoluzione, fino a 60-100m di media risoluzione, e poi di bassa risoluzione

La risoluzione spaziale

Fattori da considerare riguardo la risoluzione spaziale

  • Una risoluzione spaziale elevata comporta un numero di pixel maggiore per coprire la stessa area di un’immagine a bassa risoluzione
  • Più pixel = più spazio necessario sul computer per salvare l’immagine
  • Una bassa risoluzione può essere utile se si lavora su un’area vasta e non si stanno osservando piccoli dettagli (esempio: analisi metereologiche)
  • Raster a bassa risoluzione possono però essere problematici se si è interessati a regioni piccole, perché sarà impossibile distinguere i singoli elementi nell’immagine
  • Raster con alta risoluzione tendono a coprire aree più piccole e viceversa
  • Risoluzione spaziale è diversa dalla scala

Risoluzione temporale

  • Satelliti diversi catturano immagini con frequenza temporale diversa
  • Global Precipitation Measurement (GPM)
    • 3 ore
  • MODIS
    • Giornalmente/due volte al giorno con i satelliti Terra ed Aqua
  • Landsat 8
    • 16 giorni
  • Sentinel-2 *
    • 10/5 giorni con i satelliti Sentinel-2a e 2b)
  • In breve, è il tempo che passa da quando un satellite ripassa sopra lo stesso luogo e cattura un’immagine di uno stesso posto

La risoluzione spettrale

  • Quando si scatta una foto, la fotocamera utilizza sensori elettronici per rilevare la luce rossa, verde, e blu (parte dello spettro elettromagnetico visibile)
  • Quando si deve visualizzare l’immagine, le informazioni dei canali rosso, verde e blu (RGB) vengono combinate per mostrare un’immagine facilmente interpretabile all’occhio umano



La risoluzione spettrale

  • Quando le informazioni sono ancora salvate in formato digitale, le informazioni relative alla luce rossa, verde e blu sono salvate in bande di colore separate.
  • I sensori elettronici possono registrare informazioni anche a lunghezze d’onda dello spettro elettromagnetico non visibile all’uomo.
  • Nella quotidianità non ha senso, ma avere anche frequenze non visibili dello spettro è molto utile in GIS per specifiche analisi

La risoluzione spettrale

  • La risoluzione spettrale è quindi il numero di bande in un’immagine raster
  • A seconda quindi di quante bande vengono registrate dal sensore, si parla di immagini:
  • Multispettrali (o multibanda)
    • Più bande spettrali (da 3 a 10/11)
    • Iperspettrali (100+ bande)
    • Immaginate ogni banda come un “layer” separato, che GIS poi combina per creare un’immagine che l’occhio umano possa vedere tramite la combinazione di rosso, verde, blu
  • Pancromatiche
  • Una banda sola, visualizzata in scale di grigi
    • Solitamente a risoluzione maggiore delle multispettrali
  • Se prese singolarmente, le singole bande appaiono comunque in scale di grigi all’occhio umano
    • Infatti, il satellite misura la quantità di luce riflessa in quella banda

Tipologie di analisi

Tipologie di analisi

  • Modellazione del flusso d’acqua sulla superficie terrestre tramite la morfologia del territorio (foto van der Kwast 2022)
  • Monitoraggio (agricoltura e salute della vegetazione, monitoraggio costiero, incendi)

Tipologie di analisi

In archeologia:

  • Tramite modelli di elevazione digitale (DEM):
    • Visibilità
    • Movimento
    • Predizione aree a rischio inondazione
  • Mappe di base (immagini multispettrali o pancromatiche)
  • Base per georeferenziazione di mappe o altre immagini

La scelta del corretto dataset

  • Come scegliere cosa usare?
  • Avere un’idea di cosa si vuole fare (Avere una mappa di base? Una mappa storica? Evidenziare particolari elementi del territorio? Monitorare? Eseguire analisi più specifiche?)

Quindi considerare:

  • Risoluzione spaziale (il livello di dettaglio dell’immagine → ho bisogno di vedere oggetti molto piccoli?)
  • Risoluzione spettrale (numero di bande → mi servono solo le bande rgb, solo una banda o ho bisogno anche di infrarosso ecc.?)
  • Risoluzione temporale (quanti giorni passano tra un’immagine e l’altra della stessa area → ogni quanto voglio monitorare l’area?)
  • Estensione (quanta area è coperta da una singola immagine → quanto grande è la mia area di studio? Avrò bisogno di più di un’immagine?)
  • Proiezione/ Sistema di riferimento (dovrò riproiettare i dati?)
  • Dimensione fisica del file da scaricare (ho abbastanza spazio?)

Geopackage e CRS (recupero 29-03-2023)

Lavorare con i CRS

Clicchiamo su Ok e vedrete la vostra mappa modificarsi. I layer infatti sono stati riproiettati seguendo la il crs scelto e la sua proiezione (UTM). Se però andiamo a vedere il layer dei fiumi caricato in precedenza, vediamo che è ancora in WGS 84, EPSG: 4326 Questo perchè abbiamo cambiato solo il CRS del progetto, e non del layer. Ancora una volta, la riproiezione al volo di QGIS ci permette comunque di allineare tutti i layer nello stesso posto. Ora però cambiamo CRS anche ai layer. Come per il formato, il modo più semplice (e sicuro) per farlo è salvare i layer nel nuovo CRS. Approfittiamo e impariamo anche a salvarli nel nostro geopackage, così da evitare di avere tutti quei file associati allo shapefile riprodotti una seconda volta.

Cominciamo proprio dai fiumi: clicchiamo con il tasto destro sul layer -> “Esporta” -> “Esporta elementi come..”

Lavorare con i CRS

Nel pannello di salvataggio, sotto formato selezioniamo Geopackage. Clicchiamo sui tre puntini a destra di “Nome file”, e selezioniamo il nostro file geopackage (nel caso vi chiedesse di sostituirlo, cliccate su sostituisci, in realtà non lo faremo).

Lavorare con i CRS

Il campo nome layer verrà riempito automaticamente, tuttavia prende il nome del nostro file, mentre invece conviene modificarlo e nominarlo come il nostro layer che stiamo salvando, altrimenti non sapremo cosa caricare dopo. Scriviamo quindi ne_fiumi_uk_ir. Qui la parte importante, cambiamo il valore di SR e selezioniamo SR Progetto: ESPG 32630. Spuntiamo fid, e poi possiamo lasciare tutto il resto dei dati come sono e cliccare quindi su OK.

Lavorare con i CRS

Il layer sarà caricato nel nostro progetto (se abbiamo lasciato la spunta su “Aggiungi il file salvato alla mappa”). A volte qgis inserisce il nome del geopackage prima del layer, potete rinominare il layer e toglierlo, o ricaricare il layer.

Lavorare con i CRS

Ora rifacciamo lo stesso processo anche per i layer dei confini moderni e delle strade romane, lasciando perdere per il momento i forti e gli insediamenti romani.

Tematizzare i layer

Copiare gli stili

Come potete vedere, quando abbiamo salvato i layer nel geopackage, questi sono stati ricaricati con dei colori randomici. Questo vuol dire che dobbiamo nuovamente modificare lo stile del layer come l’altra volta? Assolutamente no.

Copiare gli stili

È possibile infatti copiare uno stile tra due layer, a patto che abbiano la stessa geometria. Per farlo clicchiamo con il tasto destro sul layer originale dei confini moderni. Lo potete distinguere dall’altro anche per il quadrato a sinistra del nome con il colore che gli abbiamo assegnato la volta scorsa. Una volta cliccato con il tasto destro, andiamo su Stili -> Copia Stile -> Tutti gli elementi dello stile. Non c’è bisogno che il layer sia attivo per farlo.

Copiare gli stili

Per applicare lo stile al nuovo layer, clicchiamo con il tasto destro su quest’ultimo, poi andiamo su Stili -> Incolla Stile -> Tutti gli elementi dello stile.

Copiare gli stili

Potete vedere adesso che anche il nuovo layer proveniente dal geopackage ha lo stesso stile di quello originale, senza dover rifare tutto nuovamente.

Copiare gli stili

Facciamo lo stesso anche per il layer delle strade romane.


Copiare gli stili

È ora di fare un po’ di pulizia nel nostro progetto. Togliamo i layer che non ci servono più, ovvero gli shapefile. Per controllare velocemente quale sia l’origine del nostro layer (il file che abbiamo caricato), possiamo passare il mouse sopra il layer e un popup ci dirà il percorso d’origine, se questo termina con .shp, possiamo eliminarlo. Lasciamo solamente il layer confini moderni e quello delle strade romane.

Stilizzare layer

Abbiamo lasciato un po’ da parte i fiumi e i laghi, che sono ancora caricati con il colore di default assegnatogli da qgis. Clicchiamo due volte sul layer per aprire le proprietà del layer, e nel pannello simbologia, assegnate un colore blu ai fiumi.

Stilizzare layer

Facciamo poi la stessa cosa per i laghi e salviamo il progetto.

Tematizzare i layer

Simbologia categorizzata

Abbiamo adesso il layer pplaces, che, se apriamo la sua tabella attributi, altro non è che la versione completa e originale dei due layer dei forti e degli insediamenti romani (che infatti ritroviamo sotto la colonna FEATURETYP). Tuttavia, lasciati in questo modo sono difficilmente leggibili. Quando abbiamo un layer che presenta molte tipologie di elementi (come in questo caso, sotto FEATURETYP trovate altri tipi di siti archeologici oltre ai forti e agli insediamenti), uno dei modi per distinguerli facilmente e velocemente sulla mappa è attraverso una simbologia categorizzata.

Simbologia categorizzata

La simbologia categorizzata è accessibile dal pannello dello stile del layer. Per cui chiudiamo la tabella attributi, facciamo doppio click sul layer pplaces e poi andiamo in Simbologia.

Simbologia categorizzata

In alto, clicchiamo su Simbolo Singolo e dal menu a discesa selezioniamo categorizzato. Una simbologia categorizzata è usata per rappresentare gli elementi di un layer utilizzando una simbologia che possiamo definire noi, ma il cui aspetto riflette i valori univoci (discreti) di un campo

Simbologia categorizzata

Vedrete che l’interfaccia cambia un po’. Alla voce valore, clicchiamo sulla freccia a destra per far apparire una lista di campi del layer e selezioniamo FEATURETYP. Vogliamo infatti mostrare le diverse tipologie di siti. Se avessimo invece voluto creare una mappa per mettere in evidenza i diversi periodi di occupazione dei siti, avremmo magari selezionato campi come TIMEPERIOD o TIMEPER_01.

Simbologia categorizzata

Possiamo assegnare una scala di colori, ma per il momento lasciamo tutto così e clicchiamo su Classifica.

Simbologia categorizzata

Vedete che il pannello è stato popolato di una serie di simboli e legende corrispondenti a tutti i campi univoci all’interno della tabella attributi nella colonna FEATURETYP. Clicchiamo su Applica e vediamo come dall’anteprima della mappa siano cambiati i colori dei singoli punti. Questo ci permette di distinguerli a prima vista. Clicchiamo su OK per chiudere il pannello Proprietà Layer.

Simbologia categorizzata

Tuttavia, dato il numero degli elementi contenuti nel layer, la lettura è ancora un po’difficile. Ipotizziamo di voler filtrare questa vista, volendo ricreare la mappa stampata ad inizio giornata, ma aggiungendo un dettaglio: le ville.

Simbologia categorizzata

Per farlo, prima di tutto, evitiamo di aprire ogni volta il menu delle proprietà. QGIS permette di modificare lo stile del layer osservando i cambiamenti in tempo reale. Per farlo, andiamo su Visualizza -> Pannelli -> Stile layer.

Simbologia categorizzata

Si aprirà un nuovo pannello sulla destra con tutte le informazioni, esattamente come se avessimo aperto il pannello delle proprietà del layer. Potete ridurre o ampliare lo spazio del pannello che si aprirà a destra trascinando con il mouse su limite sinistro del pannello.

Simbologia categorizzata

Per filtrare la nostra vista, togliamo la spunta a tutti gli elementi nella lista, tranne a fort, settlement, e villa. Come vedete, la mappa si aggiorna man mano che modifichiamo. Questo può rallentare i processi quando avete molti layer e un computer non troppo potente, ma generalmente non ci dovrebbero essere problemi.

Simbologia categorizzata

Notate che ogni singolo punto nella nostra lista può essere modificato, possiamo cambiargli colore, ma soprattutto forma. Questo permette enormi possibilità di personalizzazione della mappa. Facciamo doppio click su simbolo affianco a fort nella lista nel pannello di stile del layer.

Simbologia categorizzata

Si apre un pannello molto simile a quello visto la prima volta quando abbiamo modificato la forma al layer dei forti. Ripetiamo il processo, nel pannello sotto selezioniamo il triangolo rosso e portiamo la dimensione a 2 ancora una volta (notate come il layer si aggiorna subito sulla mappa). Clicchiamo poi sulla freccia blu a sinistra di fort per tornare alla schermata precedente.

Simbologia categorizzata

Facciamo la stessa cosa per le ville, stavolta selezioniamo un simbolo diverso, come topo pop house e portiamo la dimensione a 2. Abbiamo adesso una mappa molto più leggibile e abbiamo facilmente aggiunto un altro frammento di informazione a quanto avevamo finora.

Tutti questi passaggi possono sembrare inutili al fine di ottenere una mappa simile a quella di prima. Tuttavia, pensate che adesso abbiamo un solo file (il geopackage) e un solo layer (pplaces) da cui poter accedere a moltissime informazioni, senza doverci districare all’interno di numerosi shapefile.

Simbologia graduata per dimensione

Esiste un altro tipo di visualizzazione molto comune in archeologia, ovvero quella graduata per dimensione. Purtroppo, il dataset relativo ai siti romani in Gran Bretagna non contiene informazioni relative alle dimensioni dei siti. Per lavorare su questa tematizzazione, carichiamo quindi un ulteriore layer dal nostro geopackage. Per caricare più velocemente il layer, andiamo nel pannello browser, e clicchiamo su Geopackage. Il nostro geopackage sarà presente nella lista.

Nuovamente, clicchiamo sulla freccia affianco al nome per rivelare il contenuto del geopackage. Per caricare un layer, semplicemente facciamo doppio click, in questo caso su ne_uk_populated_places

Simbologia graduata per dimensione

Rendiamo invisibili tutti i layer eccetto per i confini moderni, così che non ci siano sovrapposizioni. Questo layer infatti contiene punti dei maggiori centri popolati dell’Inghilterra. Clicchiamo sul layer nel pannello dei layer a sinistra e vediamo che anche il pannello dello stile del layer adesso rifletterà quello selezionato.

Simbologia graduata per dimensione

Cambiamo nuovamente simbologia, dal menu a tendina questa volta selezioniamo però Graduato.

Una simbologia graduata è usata per visualizzare tutte le geometrie di un layer, utilizzando un simbolo (definito da noi) il cui colore o dimensione riflettono la classificazione in classi dell’attributo scelto (ovvero il campo su cui baseremo la classificazione).

Simbologia graduata per dimensione

Il pannello è adesso leggermente diverso rispetto a prima. Nel campo valore, apriamo il menu a tendina e selezioniamo il campo POP_MAX.

Simbologia graduata per dimensione

Per il momento come simbolo lasciamo il punto, ma cambiamo il campo Metodo da Colore a Dimensione. Clicchiamo quindi su Classifica.

Simbologia graduata per dimensione

Come vedete, QGIS crea delle classi dimensionali che si basano su intervalli di valori presenti nella tabella attributi nel campo POP_MAX. Tuttavia, le differenze tra i simboli non sono così marcate, questo perché abbiamo sia poche classi, sia perché il modo in cui queste classi sono create non è ottimale. Potremo definire manualmente delle classi andando a modificare i valori nella lista dei simboli alla voce Valori. Tuttavia, richiederebbe una conoscenza approfondita dei dati e QGIS offre comunque valide alternative.

Simbologia graduata per dimensione

Innanzitutto, andiamo a modificare il numero di classi, normalmente questo richiederebbe molti tentativi, ma per il momento scriviamo 15. Adesso che abbiamo più classi, andiamo anche a modificare il range dimensinale del nostro simbolo, infatti, un range stretto con molte classi può portare i simboli ad assomigliarli in dimensioni, è importante che le classi abbiano un range sufficiente per essere mostrate accuratamente. Inseriamo un range che va 2 a 16 nelle voci affianco a Dimensione da. Infine, cambiamo il modo in cui vengono create le classi. Nel menu Moda, a sinistra di classi, selezioniamo Pretty Breaks.

Simbologia graduata per dimensione

Potete vedere che adesso la mappa sembra essere più rappresentativa del fatto che, ad esempio, a Londra ci sono molte più persone che nel resto delle città.

Simbologia graduata per dimensione

Per finire, possiamo rendere un po’ più carina la nostra simbologia, clicchiamo sulla freccetta a destra del Simbolo. Dalla ruota dei colori che appare, muoviamo lo slider dell’opacità (la barra con i quadrati bianchi e neri sopra Colori recenti). Muoviamolo fino a metà della barra da sinistra, e poi modifichiamo il colore dei punti ad un rosso. Solitamente, questo tipo di rappresentazione è anche accompagnato da un cambio di colore tra simboli, ma per il momento possiamo accontentarci di quanto fatto.

Questo tipo di visualizzazione è molto utile per osservare le dimensioni dei siti in un’area, per evidenziare siti maggiori e minori, e così via. Lo vedremo e lo faremo più nel dettaglio più avanti.

Salviamo il nostro Progetto.

Lavorare su un progetto da zero

Creare un nuovo progetto

Possiamo adesso lasciare il Regno Unito e muoverci verso l’Asia Occidentale. È buona pratica creare un progetto di QGIS diverso per ogni nostro nuovo progetto personale, ma soprattutto, a meno che le aree che stiamo analizzando non siano all’interno di una o due zone UTM (a seconda della scala di analisi, ovviamente) è sempre meglio creare un secondo progetto. Se usassimo infatti un progetto con sistema di riferimento proiettato centrato sull’Inghilterra per lavorare in Iraq, avremo delle forti distorsioni nella nostra mappa.

Creare un nuovo progetto

Possiamo creare un nuovo progetto direttamente all’interno del nostro attuale progetto. Per farlo, Andiamo su ‘Progetto’ -> Nuovo. Se non l’avete fatto, vi chiederà di salvare il vostro lavoro, fatelo pure.

Dove siamo nel mondo - caricare una mappa di base in QGIS

Ottimo, siamo di nuovo davanti ad una mappa bianca. Stavolta vogliamo lavorare in Asia Occidentale, nell’area attorno al sito di Carchemish, un importante centro urbano del III ma soprattutto del II e I millennio a.C. Partiamo però da zero, non abbiamo (ancora) dati che ci dicano dove dobbiamo impostare la nostra vista, ma ipotizziamo che ci ricordiamo l’aspetto generale del territorio attorno a Carchemish. Ci serve quindi una mappa di base per orientarci.

Potremo aprire altri servizi ed orientarci, ad esempio usando le immagini ad alta risoluzione di Google Earth. QGIS ci permette di collegarci a diversi servizi (non solo Google) per ottenere una serie di mappe di base per ogni nostra necessità. Per farlo, però ci serve installare un plugin, uno strumento che, come detto in precedenza, ampia le funzionalità di QGIS stesso. Per accedere ai plugin, clicchiamo su Plugins in alto nella barra dei menu e poi su Gestisci ed installa plugins.

La mappa di base - il plugin QuickMapServices

Si aprirà una lista di plugins, di default QGIS vi farà vedere quelli che avete installato. QGIS infatti viene installato con una serie di plugin preinstallati che ne permettono alcune funzionalità di base e che non possono essere disinstallati. Il plugin che stiamo cercando si chiama QuickMapServices e non è tra quelli già installati. Per cercarlo dobbiamo cambiare scheda e andare su Tutto (Non installati va bene lo stesso).

La mappa di base - il plugin QuickMapServices

Una volta nella nuova scheda cerchiamo il nome del plugin nella barra di ricerca (già scrivendo quickmap, i risultati dovrebbero essere filtrati a sufficienza). Selezioniamo il plugin dalla lista e clicchiamo su Installa plugin.

La mappa di base - il plugin QuickMapServices

Apparirà una finestra di installazione che dovrebbe chiudersi automaticamente in pochi secondi. Una volta fatto, se il plugin è installato con successo potrete vedere un messaggio in alto a conferma, e una casella di spunta e l’icona del plugin al posto dell’icona di default dei plugin (il tassello di puzzle verde). Perfetto! Chiudiamo questa finestra cliccando su Chiudi.

Un appunto: i plugin, come QGIS, si aggiornano di tanto in tanto. Per controllare l’aggiornamento dei plugin potete andare su Aggiornabile nella stessa finestra e cliccare su Aggiorna Tutto per aggiornarli tutti. Oppure selezionare il singolo plugin e cliccare su Aggiorna.

La mappa di base - il plugin QuickMapServices

Ogni plugin che installiamo si andrà a posizionare in una specifica posizione nell’interfaccia di QGIS, spesso vi appariranno nuovi pulsanti, altre volte la homepage del plugin specificherà dove questo si trova, altre volte ancora bisognerà cercarlo un pochino nei vari menu. Ovviamente il posizionamento dei plugin segue comunque una logica: il plugin QuickMapServices permette di collegarsi a dei servizi internet esterni per visualizzare mappe di base. Troveremo quindi il plugin sotto Web nella barra dei menu.

La mappa di base - il plugin QuickMapServices

Clicchiamoci e poi scendendo sul nome del plugin possiamo notare come i servizi a cui abbiamo accesso siano pochi, e che Google Earth non è tra questi. Per accedervi, dobbiamo scaricare il cosiddetto Contributed Pack, un pacchetto di servizi aggiuntivi non abilitato di default. Per farlo, andiamo in Settings, alla fine della finestra.

La mappa di base - il plugin QuickMapServices

Nella nuova finestra che si apre, andiamo sulla scheda More Services, e clicchiamo su Get Contributed Pack. Non vi preoccupate del messaggio di attenzione, non succederà nulla utilizzando questi servizi.

La mappa di base - il plugin QuickMapServices

Dopo pochi secondi vi dovrebbe dare un messaggio di conferma di avvenuto download. Ottimo, clicchiamo su Ok, e poi su Salva.

La mappa di base - il plugin QuickMapServices

Ritorniamo adesso su Web -> QuickMapServices e vediamo che si sono aggiunti molti nuovi servizi. Andiamo su Google e poi selezioniamo tra le varie opzioni Google Satellite.

La mappa di base - il plugin QuickMapServices

Vediamo che adesso si è aggiunta una mappa mondiale presa direttamente da Google Earth. Possiamo zoomare e la mappa si aggiornerà con le immagini ad alta risoluzione di Google. Notate anche come il sistema di riferimento è cambiato in EPSG: 3857, questo è infatti il SR utilizzato da servizi di mappatura web come appunto Google Maps, Earth, Bing Maps, ecc.

Muoviamoci adesso nella zona di Carchemish, che si trova esattamente al confine tra Siria e Turchia, lungo il fiume Eufrate (4231978.6, 4415376.5), possiamo caricare il layer world inserendolo nel campo delle coordinate ed orientandoci con quello e la mappa di base. In alternativa, possiamo installare il plugin ZoomtoPaste e copiare le coordinate del sito (sopra) nei campi X e Y e impostando lo zoom a 999.

Dove trovare e scaricare dati vettoriali e raster per GIS (non solo QGIS)

Dove trovare e scaricare dati vettoriali e raster per GIS (non solo QGIS)

Ora che abbiamo individuato la nostra regione di studio, abbiamo bisogno di inserire dati di contesto che ci permettano di lavorare sull’area. Di solito vogliamo cercare di avere: dei dati relativi alla posizione dei siti archeologici (così da avere già un’immagine chiara di cosa è presente nella regione ed eventualmente non tentare di individuare siti già noti), dei dati raster che possano permetterci di comprendere il contesto territoriale in cui questi siti si inseriscono, e dei dati relativi a città moderne per orientarci.

Visto che oggi abbiamo parlato di dati raster, cominciamo da questi. Andiamo sul sito Earth Explorer.

Earth Explorer della United States Geological Survey è la piattaforma di riferimento per l’accesso a moltissimi dati satellitari gratuitamente. Molti di questi sono forniti alla piattaforma dalla NASA, ma esistono anche dati dell’ESA (agenzia spaziale europea).

Scaricare dati raster da Earth Explorer di USGS

Verremo accolti dalla seguente schermata. EarthExplorer funziona ‘a passaggi’ esemplificati dalle schede in alto (Search Criteria, Data Sets ecc.). Dovremo infatti dire ad EarthExplorer qual è l’area che ci interessa, quali dati vogliamo, ed eventualmente aggiungere altri dettagli, prima di aver accesso ai risultati della nostra ricerca.

Facciamo login in alto a destra (altrimenti ci verrà richiesto di farlo per scaricare i dati). Una volta fatto possiamo muoverci nella mappa cliccando e tenendo premuto e zoomando.

Scaricare dati raster da Earth Explorer di USGS

Possiamo muoverci nella mappa a destra per cercare manualmente l’area di cui abbiamo bisogno. Tuttavia è presente una ricerca per luoghi che può esserci utile. All’interno del pannello geocoder, clicchiamo su “World Features” e poi su sotto “Feature Name” scriviamo “carchemish” e premiamo invio per cercare. Clicchiamo poi su carchemish all’interno della tabella risultato della ricerca (sotto “Place Name”).

Scaricare dati raster da Earth Explorer di USGS

Vedrete che la ricerca non sarà precisissima, ma già ci ha portato più vicini. Muovetevi un po’ verso sudo fino ad inquadrare il sito di Carchemish, ed eliminiamo anche il punto che usgs ha messo sulla mappa in automatico, cliccando sulla X rossa a sinistra sotto il pannello Polygon

Scaricare dati raster da Earth Explorer di USGS

Zoomiamo abbastanza vicino al sito di Carchemish e poi clicchiamo su Use Map sempre nel pannello Polygon. Possiamo anche cambiare la forma della nostra area di ricerca, ad esempio in un cerchio, o caricando uno shapefile predefinito, ma per il momento un poligono va più che bene. La nostra mappa si dovrebbe essere riempita di colore rosso.

Scaricare dati raster da Earth Explorer di USGS

Zoomiamo un po’ indietro ed osserviamo come USGS ha selezionato un’area più ampia di quella in cui avevamo il focus. Possiamo trascinare i vertici del poligono per cambiare la nostra selezione. Potete anche cancellare vertici col la X rossa nel pannello a sinistra, o aggiungerne altri cliccando su un punto qualsiasi della mappa.

Scaricare dati raster da Earth Explorer di USGS

Una volta soddisfatti, cambiamo scheda e selezioniamo Data Sets in alto

Scaricare dati raster da Earth Explorer di USGS

Una delle tipologie di dati raster più utilizzati per dare alla nostra mappa un contesto migliore sono i modelli digitali del terreno (in inglese DEM). Il più comunemente utilizzato è l’SRTM (Shuttle Radar Topography Mission), prodotto da una missione della NASA nel 2000, con una risoluzione spaziale di 30m, più che sufficiente per una mappatura regionale come quella di cui abbiamo bisogno.

Per selezionare questo dataset, clicchiamo sul + affianco a Digital Elevation e poi sul + accanto a SRTM. Spuntiamo poi la casella SRTM 1 Arc-Second Global (1 secondo di arco sono circa 30m, ci indica che il dataset che stiamo selezionando è corretto). Se voleste sapere di più sul dataset, potete cliccare la ‘i’ accanto al nome. Non abbiamo bisogno di fornire altri dati, quindi clicchiamo su Results.

Scaricare dati raster da Earth Explorer di USGS

A seconda dell’ampiezza della vostra area, EarthExplorer vi restituirà un numero di immagini. In questo caso, vediamo che esistono due immagini che intersecano l’area selezionata. Se osserviamo la lista di risultati vediamo alcune informazioni, come l’ID dell’immagine, la data in cui è stata caricata sul sito (in questo caso non la data di acquisizione), la risoluzione spaziale, e le coordinate al centro dell’immagine.

Possiamo avere un’immagine più chiara di quanta area copre una singola immagine cliccando sul pulsante a forma di impronta o sulla thumbnail dell’immagine subito alla sua destra. Quest’ultimo ci mostrerà un’anteprima dell’immagine sulla mappa. Per scaricare il file, clicchiamo sul pulsante del download (se non avete fatto il login, adesso ve lo chiederà).

Scaricare dati raster da Earth Explorer di USGS

Nella nuova finestra che si apre, selezioniamo il pulsante di download accanto a GeoTIFF e poi selezioniamo dove salvare il file. Una volta iniziato il download, chiudiamo la finestra Download Options e ripetiamo l’ operazione per la seconda immagine. Ora che abbiamo i nostri dati raster, possiamo ritornare pure a QGIS e caricarli nel nostro progetto.

Caricare dati Raster in QGIS

Caricare dati Raster in QGIS

Ora vediamo come caricare dei dati raster in QGIS. Come sempre, l’alternativa più semplice è trascinarli nella nostra mappa, tuttavia, continuiamo ad usare l’interfaccia di QGIS. Clicchiamo sul Gestore delle sorgenti dati e nel menu selezioniamo la finestra Raster. Ora clicchiamo sui tre puntini sotto sorgente per selezionare i nostri file.

Caricare dati Raster in QGIS

Andiamo nella cartella dove abbiamo salvato i file e selezioniamo entrambe le immagini, poi clicchiamo su Apri. Se vedete le immagini in nero, è normale, i GeoTIFF non vengono letti facilmente dai visualizzatori di immagini comuni e ci si può lavorare giusto in GIS o in programmi di elaborazione immagini (Photoshop e simili).

Caricare dati Raster in QGIS

La visuale in questa schermata è abbastanza semplice, non abbiamo bisogno di modificare nulla, possiamo quindi cliccare su Aggiungi.

Caricare dati Raster in QGIS

Le immagini verranno aggiunte al pannello dei layer con il simbolo che identifica appunto i layer raster (il quadrato con pixel blu e neri). Notate come anche la mappa di base è, a tutti gli effetti, un raster.

Chiudiamo pure il gestore delle sorgenti e intanto salviamo il progetto (scriviamo ad esempio lab_carchemish).

Manuali e libri su remote sensing e applicazioni in archeologia

Manuali di remote sensing

  • Campbell et al. (2022)
  • Rees (2012)
  • Lillesand et al. (2015)

Pubblicazioni generali sull’utilizzo del remote sensing in archeologia

Bibliografia Citata

Campbell, J. B., Wynne, R. H. and Thomas, V. (2022). Introduction to Remote Sensing, Guilford Press.
Dauda, D., Anuar, S., Sah, M., Syafiq, M., Zainudin, M., Wan Ibrahim, W. M. M., Ibrahim, W., Salmi, N. and Latip, A. (2020). Statistical analysis of topographic characteristics and nest-site preference of the White-Bellied Sea-Eagle (Haliaeetus leucogaster) in Penang National Park, Malaysia. Songklanakarin Journal of Science and Technology 41: 899–906.
Hadjimitsis, D. G., Themistocleous, K., Cuca, B., Agapiou, A., Lysandrou, V., Lasaponara, R., Masini, N. and Schreier, G. (2020). Remote Sensing for Archaeology and Cultural Landscapes.
Lasaponara, R. and Masini, N. eds. (2012). Satellite Remote Sensing: A New Tool for Archaeology, Springer Netherlands, Dordrecht.
Lillesand, T., Kiefer, R. W. and Chipman, J. (2015). Remote Sensing and Image Interpretation, Seventh Edition, John Wiley & Sons, Ltd, Hoboken.
Marchant, J. (2019). Adventures of a space archaeologist. Nature 570: 444–445.
Parcak, S. (2007). Satellite Remote Sensing Methods for Monitoring Archaeological Tells in the Middle East. Journal of Field Archaeology 32: 65–81.
Parcak, S. (2009). Satellite Remote Sensing for Archaeology, London-New York.
Parcak, S. H. (2018). GIS, Remote Sensing, and Landscape Archaeology. Online Only – Archaeology, Oxford University Press.
Rees, W. G. (2012). Physical Principles of Remote Sensing, Cambridge University Press.
Tapete, D. (2018). Remote Sensing and Geosciences for Archaeology. Geosciences 8: 41–41.
van der Kwast, H. (2022). Morphometric analysis of streams and catchments.
Zhu, J. and Tang, C. (2010). Urban flood damage estimation using GIS and remote sensing. 2010 3rd International Conference on Advanced Computer Theory and Engineering(ICACTE).